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Sulla rilevanza delle movimentazioni bancarie ai fini dell'accertamento tributario dei redditi non determinati in base alle scritture contabili

Michele Mauro

Le informazioni sui movimenti bancari riferiti ai contribuenti che non svolgono attività d’impresa o di lavoro autonomo assumono, ai fini dell’accertamento tributario, rilevanza indiziaria, ai sensi dell’art. 32, n. 2, prima parte, D.P.R. n. 600/1973, se il soggetto sottoposto a controllo non dimostra la loro irrilevanza fiscale. L’Ammini­strazione Finanziaria può utilizzare i dati finanziari solo come elementi di fatto utili per la rettifica fiscale, che può essere svolta in base alle diverse tipologie di accerta­mento, nel rispetto della logica e delle regole ad esse sottese.

PAROLE CHIAVE: accertamenti tributari - indagini bancarie - indizi - presunzione legale - prelevamenti e versamenti bancari

The relevance of bank transactions for the purpose of tax assessment of income not determined according to accounting records

Banking information referring to taxpayers who do not carry out business or self-em­ployment activities, for tax assessment purposes, are mere circumstantial evidences, according to art. 31, no. 2, first part, Presidential Decree no. 600/1973, if the taxpayer does not prove their tax irrelevance. Tax authorities may only use financial data as factual elements useful to ground the tax claim according to the various types of tax assessment, in compliance to their logic and their rules.

Keywords: tax assessments, banking inspections, circumstantial evidence, legal presump­tion, bank payments and withdrawals

Cass., sez. trib, ord. 4 gennaio 2019, n. 104

Accertamento Imposte – Competenze e poteri uffici – Indagini bancarie – Presunzione legale – Onere della prova – Redditi di lavoro dipendente – Applicazione

 

Nel caso di accertamenti bancari il contribuente ha l’onere di superare la presunzione legale posta dall’art. 32, D.P.R. n. 600/1973 dimostrando, in modo analitico, l’estraneità di ciascuna delle operazioni bancarie a fatti imponibili. Le indagini bancarie, comunque, possono essere effettuate anche nei confronti di coloro che posseggono redditi da lavoro dipendente poiché il menzionato art. 32 – comma 1, n. 2 – si applica indipendentemente dalla qualifica soggettiva rivestita dal contribuente.

 

FATTI DI CAUSA

Rilevato che la contribuente impugnava l’avviso di accertamento relativo all’anno 2006 con il quale le veniva contestato di aver conseguito redditi diversi non dichiarati risultanti dalle movimentazioni bancarie del D.P.R. n. 600 del 1973, ex art. 32 e D.P.R. n. 633 del 1972, art. 51;

che la Commissione Tributaria Provinciale respingeva il ricorso della contribuente ritenendo che la possibilità di contestare l’esistenza di redditi diversi in forza delle accertate movimentazioni bancarie fosse di portata generale e quindi ammissibile anche per il contribuente in questione, avente redditi da lavoro dipendente e non da lavoro autonomo o redditi d’impresa;

che la Commissione Tributaria Regionale rigettava l’appello aderendo alla ricostruzione della CTP e ritenendo che in tali casi spetta al contribuente l’onere di provare la provenienza del reddito e quali siano gli elementi che lo caratterizzano, ossia se già tassato o non soggetto a tassazione;

che la contribuente proponeva ricorso affidato ad un unico motivo mentre l’Agenzia delle entrate si costituiva con controricorso chiedendo che il ricorso fosse rigettato; in prossimità dell’udienza la contribuente depositava memoria insistendo per l’accoglimento del ricorso.

RAGIONI DELLA DECISIONE

Considerato che con l’unico motivo d’impugnazione, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la contribuente denuncia violazione o falsa applicazione degli artt. 1, 6, 8 e 67 ss. del TUIR e del D.P.R. n. 600 del 1973, artt. 32, 38 e 42, in quanto sarebbe illegittimo il principio secondo il quale l’Ufficio non è tenuto ad indicare e motivare la scelta di inserire l’operazione finanziaria contestata mediante indagini finanziarie all’interno di una delle categorie reddituali previste e disciplinate dal T.U.I.R., specie ove la parte non sia titolare di reddito di lavoro autonomo né di reddito di impresa: in particolare il D.P.R. n. 600 del 1973, art. 32, non sarebbe secondo Cass. n. 23852 del 2009 – norma che di per sé legittima l’accertamento a carico di qualunque soggetto che abbia intestato un conto corrente, ma è norma che, nell’ambito di un accertamento che abbia giustificazione in diverse norme (dello stesso D.P.R., artt. 38 e 39), consente di accertare il reddito (o i ricavi) del contribuente, con agevolazione probatoria (inversione dell’onere della prova) in favore del Fisco;

ritenuto che, secondo questa Corte, il contribuente ha l’onere di superare la presunzione posta dal D.P.R. n. 600 del 1973, art. 32 e D.P.R. n. 633 del 1972, art. 51, dimostrando in modo analitico l’estraneità di ciascuna delle operazioni bancarie a fatti imponibili (Cass. 3 maggio 2018, n. 10480), dimostrazione che nel caso di specie non risulta avvenuta, senza che assuma alcuna rilevanza la sua qualifica soggettiva di lavoratore dipendente, autonomo o imprenditore, dato che la presunzione legale relativa alla prima parte del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 32, comma 1, n. 2 (consistente nel fatto che i “dati” e gli “elementi” acquisiti attraverso le indagini bancarie possono essere posti a base degli accertamenti e rettifiche, di cui al D.P.R. n. 600 del 1973, artt. 38-41 e D.P.R. 633 del 1972, artt. 54 e 55 per l’IVA, se il contribuente non dimostra di averne tenuto conto per la determinazione del reddito soggetto ad imposta, o che essi non hanno rilevanza allo stesso fine), trova applicazione anche a soggetti diversi dagli imprenditori e dai lavoratori autonomi in virtù della portata generale del disposto normativo (Cass. 2 luglio 2014, n. 15050);

ritenuto che pertanto il ricorso va respinto e che le spese seguono la soccombenza.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso; condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali, che liquida in Euro 4.000, oltre a spese prenotate a debito. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 22 novembre 2018.

Depositato in Cancelleria il 4 gennaio 2019


Commento

Sommario:

1. La fattispecie e gli enunciati della Cassazione - 2. La rilevanza probatoria dei movimenti bancari ai fini dell'accertamento tributario di redditi non determinati in base alle scritture contabili - 3. Segue: la rilevanza della fonte di produzione del (presunto) reddito non dichiarato - NOTE


1. La fattispecie e gli enunciati della Cassazione

Con la pronuncia in commento la Cassazione è tornata a pronunciarsi sulla rilevanza delle movimentazioni bancarie ai fini dell’accertamento tributario dei redditi non determinati in base alle scritture contabili, in applicazione dell’art. 32, comma 1, n. 2 (prima parte), D.P.R. n. 600/1973 [1]. L’Amministrazione Finanziaria, sulla base di accertate movimentazioni finanziarie, aveva contestato ad una contribuente lavoratrice dipendente il conseguimento di redditi diversi (ai fini IRPEF) non dichiarati. In entrambi i gradi di merito le Commissioni tributarie (rispettivamente, provinciale e regionale) avevano accolto la tesi erariale. In particolare, i giudici di primo grado avevano affermato che la rilevanza probatoria delle operazioni annotate nei conti correnti fosse di portata generale, e quindi riferibile anche ai soggetti titolari di reddito diversi da quelli di lavoro autonomo e/o d’impresa. I giudici di secondo grado, aderendo alla [continua ..]

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2. La rilevanza probatoria dei movimenti bancari ai fini dell'accertamento tributario di redditi non determinati in base alle scritture contabili

La pronuncia in commento, pur inserendosi in un filone giurisprudenziale consolidato, offre lo spunto per riflettere in maniera critica sulla valenza probatoria delle movimentazioni bancarie ai fini dell’accertamento tributario, in applicazione dell’art. 32, comma 1, n. 2, prima parte, D.P.R. n. 600/1973 [3]. La giurisprudenza di legittimità pressoché unanime – e l’ordinanza in esame rappresenta un’ulteriore conferma – ha sempre ritenuto che la citata disposizione conten­ga una presunzione legale relativa [4]. Ciò, nonostante la norma preveda testualmente che i “dati” e gli “elementi” che emergono dai rapporti bancari o finanziari in genere sono “posti a base” delle rettifiche e degli accertamenti previsti dagli artt. 38, 39, 40 e 41 del medesimo decreto, se il contribuente non dimostra che ne ha tenuto conto per la determinazione del reddito soggetto ad imposta o che non [continua ..]

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3. Segue: la rilevanza della fonte di produzione del (presunto) reddito non dichiarato

Da quanto finora osservato in ordine alla rilevanza probatoria delle movimentazioni bancarie riguardanti i soggetti che non esercitano attività d’impresa o di lavoro autonomo appare ancor più criticabile l’ulteriore affermazione della Cassazione, secondo cui la qualifica soggettiva di lavoratore dipendente, autonomo o imprenditore non assume alcuna importanza ai fini dell’applicazione dell’art. 32, comma 1, n. 2, pri­ma parte, D.P.R. n. 600/1973. Ad avviso della Suprema Corte, in particolare, la disposizione disciplina una presunzione legale relativa di portata generale, in base alla quale l’Amministrazione Finanziaria non è tenuta ad indicare e motivare la scelta di inserire l’operazione contestata mediante indagini finanziarie nell’ambito di una delle categorie reddituali previste dal TUIR n. 917/1986. Al contrario, la valenza meramente indiziaria (e non presuntiva) dei dati finanziari, e la loro [continua ..]

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NOTE

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