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NEWS

 

03/08/2017

Cronaca di una storia infinita ed irrisolta:
l’aggio di riscossione deve essere pagato anche se il contribuente adempie tempestivamente alla cartella di pagamento

di Franco Paparella

(nota a Cass. n. 5154 del 2016)  

Recentemente è intervenuta la sentenza della Suprema Corte n. 5154 del 2016 che ha affrontato il tema della natura dell’aggio di riscossione ritenendo manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale sollevata nel corso del giudizio.

Il problema di fondo è noto e si risolve essenzialmente nel fatto che la giurisprudenza di merito ha ritenuto più volte che l’obbligo al pagamento dell’aggio se il contribuente onora tempestivamente la cartella di pagamento fosse meritevole di esame da parte della Corte Costituzionale (Comm. Trib. Prov. di Roma, ordinanza del 23 settembre 2010, Comm. Trib. Prov. di Torino, ordinanza del 18 dicembre 2012; Comm. Trib. Prov. di Latina, ordinanza del 29 gennaio 2013, che ha anche disposto il rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia). Ed in proposito, trascurando gli altri aspetti problematici, la questione più controversa attiene all’ammontare della somma a carico del debitore essendo condizionata dalla natura della prestazione imposta che può atteggiarsi in modo diverso ed incidere sulla misura.

 

 

02/08/2017

Brevi riflessioni su formalismo e limitazione dei diritti dei contribuenti.
A proposito della sospensione automatica dei rimborsi IVA per “carichi pendenti”.

di Maurizio Logozzo

L’ultimo periodo dell’era fiscale è caratterizzato dalla “furia” degli adempimenti formali e dalla conseguente limitazione dei diritti dei contribuenti. Per anni abbiamo invocato la semplificazione, ma la strada da ultimo imboccata va in senso contrario: inasprimento della burocratizzazione del rapporto tributario a carico dei contribuenti (i sociologi parlano di “burocrazia passiva”) all’insegna del motto lotta all’evasione e alle frodi fiscali!

 

01/08/2017

La tutela del contribuente nel corso di procedure di scambio di informazioni: la sentenza Berlioz della Corte di giustizia

di Stefano Dorigo

Con la sentenza depositata il 16 maggio 2017 nel caso Berlioz (C-682/15), la Grande Sezione della Corte di giustizia ha delineato i diritti che, ai sensi del diritto dell’Unione ed in particolare della Carta dei diritti fondamentali, un contribuente può esercitare nel contesto di procedure di scambio di informazioni. La pronuncia era molto attesa, soprattutto perché ci si interrogava sul modo con cui la Corte avrebbe risolto le questioni che le erano sottoposte in presenza di un precedente piuttosto restrittivo come il caso Sabou (C-276/12).

La questione riguardava un fondo di investimento del Lussemburgo, al quale le autorità fiscali lussemburghesi -sulla base di una richiesta di informazioni provenienti dalla Francia- avevano imposto di fornire una serie di indicazioni al fine di consentire a queste ultime di verificare la corretta applicazione della normativa europea concernente la tassazione dei dividendi tra società madri e società figlie. A fronte del rifiuto della Berlioz (questo il nome del fondo) di fornire parte delle informazioni dal momento che le reputava non “prevedibilmente rilevanti” ai fini della soluzione della questione da parte delle autorità richiedenti, erano state imposte sanzioni, previste dalla legislazione lussemburghese. Impugnato il relativo provvedimento, le corti locali avevano dichiarato di potersi pronunciare solo sul quantum della sanzione (in effetti ridimensionata rispetto all’originaria pretesa) ma non sulla legittimità della richiesta di scambio di informazioni dalla Francia al Lussemburgo che stava alla base dell’irrogazione delle stesse.

 

31/07/2017

Le Sezioni Unite della Cassazione affermano la giurisdizione tributaria in ordine alla prescrizione dei crediti tributari insinuati al passivo fallimentare

di Michele Mauro

La Cassazione, a Sezioni Unite, con la sentenza depositata il 13 giugno 2017, n. 14648, ha affermato – richiamando taluni precedenti (Cass. SS. UU. 19 novembre 2007, n. 23832; Cass. 3 maggio 2016, n. 23832) – che l’attribuzione alle commissioni tributarie della cognizione di tutte le controversie tributarie, operata dall’art. 2 del D. Lgs. n. 546/1992, si estende ad ogni questione relativa all’ an ed al quantum del tributo, arrestandosi unicamente di fronte agli atti dell’esecuzione; pertanto, anche l’eccezione di prescrizione, quale fatto estintivo dell’obbligazione tributaria, rientra nella giurisdizione del giudice che ha cognizione sul merito della predetta obbligazione, ossia del giudice tributario.

Nel caso concreto, trattandosi di eccezione di prescrizione sollevata dal curatore fallimentare con riferimento a crediti per i quali era stata già notificata la cartella di pagamento, il giudice del fallimento (Tribunale di Palermo) aveva ritenuto esaurita la giurisdizione del giudice tributario in conseguenza della (sopravvenuta) incontrovertibilità della pretesa fiscale, provocata dalla notifica della cartella non seguita da impugnazione. Di conseguenza, il Tribunale aveva accolto l’eccezione di prescrizione breve (e non decennale) per le cartelle regolarmente notificate, ritenendo altresì non provata, per alcuni crediti, la notifica delle cartelle ovvero dell’intimazione di pagamento.